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The Great March of Return | Fabio Bucciarelli for Il Reportage | Gaza, Aprile & Maggio 2018

Dopo sei settimane dall’inizio dell’ondata di proteste conosciute come la Grande Marcia di Ritorno, il 14 Maggio l’esercito Israeliano ha ucciso 62 palestinesi della Striscia di Gaza, ferendone più di 2.200. Il giorno più sanguinoso dalla guerra del 2014, arriva in concomitanza con i festeggiamenti d’insediamento della nuova dell’ambasciata Americana nella città Santa contesa di Gerusalemme.

Nel 1948 durante il conflitto arabo-israeliano più di settecentomila palestinesi sono stati costretti a fuggire dalle loro terre, diventate successivamente il nuovo Stato di Israele. Settanta anni dopo il grande esodo, un terzo della popolazione di Gaza è ancora composta da profughi che vivono in campi diventati difficili agglomerati urbani. Imprigionati nella Striscia senza via d’uscita, il 30 Marzo hanno iniziato a protestare contro il blocco Israeliano, chiedendo la possibilità di ritornare nelle terre natie, diritto sancito nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Organizzate dagli attivisti Palestinesi e velatamente supportate da Hamas che ha spronato i fedeli a partecipare alle manifestazioni, le proteste sono diventate il simbolo di una resistenza che ha abbracciato l’intera popolazione. Per la prima volta da quando il gruppo politico e militare ha preso con forza il comando di Gaza nel 2007, migliaia di persone hanno invaso l’arida terra di confine trasformandola in teatro di scontri. Il filo spinato, prima linea di separazione che divide il corteo popolare dai soldati de IDF (Israel Defense Forces) diventa il nuovo miraggio da raggiungere. Ogni Venerdi il fumo nero delle gomme bruciate oscura il sole e le ottiche dei cecchini appostati sulle dune di terra dall’altra parte del confine. Ad ondate, zigzagando fra i gas lacrimogeni ed i proiettili, gruppi di giovani Palestinesi cercano di aprire un varco o almeno di toccare la recinzione fra i due paesi. Solo i tonfi dei feriti diradano la folla oramai inferocita in quello che ogni settimana diventa un girone infernale, dove i tiratori scelti israeliani rispondono ad improvvisati lanciatori di pietre. Un gesto simbolico dettato dalla disperazione diventa la conseguenza della condizione di segregazione ed isolamento nel quale è confinato il popolo della Striscia di Gaza, costretto a vivere in cattività nella più grande prigione a cielo aperto del mondo.                      

Il bilancio delle vittime anticipa i funerali dei giorni successivi e con 110 morti in un mese e mezzo la Marcia di Ritorno ha cambiato il volto contemporaneo della questione Israelo-Palestinese.

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